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CONCORSO 'UN CUORE, UNA VOCE 2021'
COMUNICATO DELLA GIURIA
Buongiorno a tutti i partecipanti del concorso di poesia.
Anche quest'anno ci avete piacevolmente inondato da un numero incredibile di opere, frutto del vostro sentire, della vostra personalità, nonché di questi tempi difficili che speriamo di lasciarci presto alle spalle.
Considerata dunque l'elevata mole di lavori pervenuti e alcune cause esterne non dipendenti dalla nostra volontà i lavori di lettura e di valutazione da parte della giuria sono ancora in corso.
Pertanto anche la data di premiazione (inizialmente prevista per il giorno 26 giugno 2021) subirà uno slittamento che sarà nostra premura comunicare a tutti voi, in attesa di poterci incontrare nella bella
Firenze!
A presto.
LA GIURIA del concorso
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Spiegare il perché scriviamo poesie e perché a volte non se ne può fare a meno non è semplice.
Prova a raccontarci l'origine del suo poetare e le inevitabili difficoltà lo stesso Giuseppe Ungaretti in un'intervista del 1961. Ecco qualche passaggio:
" Sentivo che in quella poesia intensa [riferito alla poesia di Mallarmé (n.d.r.)] c’era un segreto e che la poesia è tale quando porta in sé un segreto. Se la poesia è decifrabile nel modo più elementare, non lo è più. Anche la poesia che pare semplice è una poesia che contiene un segreto...
...Chi fa poesia lo fa di certo senza pensarci, perché occorre farla. Ho scritto il primo libro di poesie, Il porto sepolto, e poi parte de L’allegria in trincea su pezzetti di carta che mi capitava di avere, sull'involucro delle pallottole, su pezzi di cartone, cartoline, in mezzo al pericolo.
Quando mi sono trovato di fronte alla guerra mi sono trovato anche di fronte a un linguaggio che dovevo per forza di cosa rinnovare, rendere essenziale, perché non avevo il tempo di usare un linguaggio complesso, avevo bisogno di un linguaggio che fosse essenziale riducendosi a un punto estremo, dando al vocabolo un valore enorme."
Cara Carla,
mi sento così inferiore alla tua naturale fragranza
a quel risveglio continuo della primavera
che era la tua danza...
Alda Merini
Prendiamo in prestito alcuni versi di una poesia di Jacques Prévert per interpretare il senso di smarrimento di fronte alla bellezza, in questo caso riferita alla luna che in queste notti di primavera ci lascia senza parole.
La luna e la notte di Jacques Prévert
...Avrei potuto parlarle.
Avrei potuto toccarla.
Ma non ho fatto nulla
l’ho soltanto guardata...