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Giovanni FalconeGli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
Giovanni Falcone
(Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

Pablo Neruda

Ascoltavo la pioggia
di Alda Merini
 
Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quale fragile ardore
sillabava e moriva.
L’infinito tendeva
ori e stralci di rosso
profumando le pietre
di strade lontane.
Mi abitavano i sogni
odorosi di muschio
quando il fiume impetuoso
scompigliava l’oceano.
Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quanti nastri di strade
annodavano il cuore.
E la pioggia piangeva
asciugandosi al vento
sopra tetti spioventi
di desolati paesi.

9 maggio 2021 - Festa della Mamma - Dedica di una madre a un figlio lontano

 

CARO FIGLIO...

Lontano dai miei occhi
le mie mani
non riescono a raggiungerti,
chiudo nei sospiri
la voglia di abbracci mancati.

Penso ai tuoi passi
barcollanti
dell'età bambina,
quando le mie braccia
erano il tuo appiglio
ed io la tua roccia.

Ma ora che non posso più camminare con te
non posso frenare le tue cadute
- hai gambe forti e passi sicuri -.

Brillano i miei occhi
al suono della tua voce
che, pur distante
e chiusa in un telefono
risuona come si fosse
poggiata proprio sopra il cuore.

Non ti chiedo
quali nubi ti oscurano il cielo
--> non me lo diresti, lo so -
e sorriderò sempre
anche solo per nascondere
i graffi della tempesta
sulla mia pelle.

E danzerò per te,
continuerò a giocare
e a raccontare storie di cavalieri
e regni incantati
perché difendano l'alba dei tuoi pensieri.
E amerò come un figlio
da crescere
il punto lontano
di ogni tuo nuovo orizzonte.

Stiamo finalmente muovendo i primi passi verso una nuova normalità.
Ognuno di noi ha di certo vissuto momenti di fatica, dolore, tristezza, senso di impotenza e di rassegnazione, rabbia.
Dedichiamo a tutti voi (e a noi) questa poesia del poeta inglese William Ernest Henley, divenuta famosa per essere stata di grande ispirazione a Nelson Mandela nell'alleviare le sofferenze degli anni della sua prigionia durante l'apartheid.
Con tanti auguri a tutti per una responsabile ripartenza!
 
 
Invictus ('Invincibile')   
di William Ernest Henley (1875)
 
Dal profondo della notte che mi avvolge,
nera come un pozzo da un polo all’altro,
ringrazio qualunque dio esista
per la mia anima invincibile.
Nella feroce morsa delle circostanze
non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma non chino.
Oltre questo luogo d’ira e lacrime
incombe il solo Orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni
mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

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